Fate quello che vi fa felici

Non avevo neanche 5 anni quando ho cominciato a fare danza classica. Ero uno stecchetto alto ma molto magro. Non ricordo se fossi stata io a chiedere di iscrivermi a danza o se fosse la sola opzione disponibile all’epoca nel mio paesello. Ma danza fu, e danza rimase fino ai miei 12 anni. Non penso di essere mai stata portata per la danza classica: ero goffa, mentre le altre si muovevano con grazia, i piedi non si piegavano quanto avrebbero dovuto, e certe torsioni decisamente non mi venivano naturali. Quando poi, precocemente, ho cominciato a svilupparmi, tutto è diventato  ancora più difficile, pesante e ingombrante. Nei saggi e nelle foto ero sempre quella in fondo, perché un paio di spanne più alta delle altre. Ero quella che non riusciva mai a trovare le scarpette da classico, perché già a 10 anni portavo il 41. Ho avuto una relazione molto complicata con la danza classica, fatta di molto amore e moltissime umiliazioni. Quando a 12 anni ho deciso di mollare – perché non sarei mai arrivata da nessuna parte, così mi era stato detto – lo feci con il cuore a pezzi, tirando un sospiro di sollievo. Continua a leggere “Fate quello che vi fa felici”

L’espatrio mi ha insegnato a credere in me stessa

Il mio Big Brother ha solo 3 anni più di me, e per questo mi è sempre stato davanti, ma non troppo lontano. Dalle elementari alle superiori, dal corso di sci a quello di basket, lui è sempre stato 3 passi avanti, pronto a mostrarmi la via e a fare da apripista. Certo, non sempre ne sono stata contenta, sono sempre stata ribelle dentro (e anche fuori) e volevo fare le cose di testa mia e a modo mio, senza dover sempre seguire il suo esempio. Ma senza dubbio, il fatto di avere il fratellone nella stessa scuola, o nello stesso liceo, o nella stessa società sportiva, mi ha sempre incoraggiato a buttarmi in avventure nuove.

Quando ero più piccola non sempre ne avevo bisogno. Anzi. Alla tenera età di 8 anni ho chiesto a mia madre di farmi partire per una vacanza estiva organizzata dal suo lavoro per i figli dei dipendenti. Mio fratello non aveva mai voluto andare, mia nonna non voleva mandarmi, ma io mi sono intestardita e, senza conoscere nessuno, sono andata a farmi le mie belle 3 settimane di vacanza da sola. Alla partenza dei pullman a Milano tutti piangevano e io sorridevo. Al ritorno a Milano, tutti sorridevano e io piangevo. Un segno del futuro da expat che sarebbe stato? Continua a leggere “L’espatrio mi ha insegnato a credere in me stessa”

Frivolezze

Siamo a -47 giorni dal fatidico sì, e l’ansia comincia a farsi sentire. Non tanto per i preparativi, che sto cercando di tenere sotto controllo man mano che passano i giorni, in modo da arrivare al 23 maggio con tutto pronto… Ma più per me stessa.

Il giorno del mio matrimonio è il giorno che ho sempre sognato. Mi vedo con l’abito bianco, i capelli raccolti, il viso truccato. Mi vedo bellissimo. I sogni sono belli perché ci permettono di immaginarci come vorremmo. E io sono molto lontana da come mi vedo nei miei sogni.

Dai 10 anni in poi ho sempre litigato con il mio corpo. Troppo alta rispetto alle mie coetanee. Troppo formosa per la mia età. Troppo goffa rispetto alle altre ballerine. Troppo grassa rispetto alle mie amiche. È una vita che lotto contro il mio corpo, e se ci sono alcuni aspetti di me che mi sono sempre piaciuti, sono molto di più quelli che ho passato anni ed anni ad odiare.

È una vita che sono a dieta, con pochi successi e molte frustrazioni. È una vita che faccio sport e movimento, con pochi effetti sul mio corpo. È una vita che mia madre mi compra pillole, pasticche e creme di ogni genere per aiutarmi a perdere peso e rassodare. È una vita che non funziona niente. È una vita che mi sento dire che dovrei perdere peso, che stavo meglio prima, ecc.

Per fortuna con il passare degli anni sono riuscita ad accettare di non essere come le mie amiche: 160 centimetri per 50 chili di peso. Ho accettato che i geni non sono dalla mia parte, e che mia madre è e sarà sempre più in forma di me, indipendentemente dalla sua età.

Ma questo non vuol dire che io sia contenta del mio aspetto. E con il matrimonio alle porte, non faccio che pensare a quanto bella voglio essere quel giorno. Su determinati aspetti del mio corpo proprio non ho controllo (come la pienezza delle labbra, o la taglia del seno), ma su tanti altri sto lavorando, in modo da arrivare al grande giorno più bella che posso.

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I Norwood Bears si preparano alle Olimpiadi

La squadra di pallavolo maschile australiana parteciperà alle Olimpiadi di Londra, dopo una vittoria schiacciante contro la Cina a giugno. Nonostante fosse una delle squadre con meno esperienza nel torneo di selezione qualificazione per i giochi olimpici, gli australiani guidati dal coach Jon Uriarte hanno vinto 3 a 0 contro i cinesi; prima dei cinesi, lo stesso destino era toccato al Venezuela, Porto Rico, Iran e Corea. 

Questa sarà la terza volta che la squadra di pallavolo maschile australiana (non di beach volley) parteciperà alle Olimpiadi, dopo il suo debutto nel 2000 e l’apparizione ai giochi di Atene nel 2004.
 
La communità pallavolistica del Sud Australia è molto ben rappresentata nella squadra, con Aden Tutton, Nathan Roberts, Greg Sukachev e  Harrison Peacock, che ha cominciato con i Norwood Bears. Ho avuto la fortuna di conoscere Harrison durante un suo recente viaggio ad Adelaide e cena con i Bears, e devo dire che oltre ad essere un ottimo alzatore, è anche un ragazzo molto semplice e socievole.
 
Ieri sera il club ha pensato di festeggiare le prossime Olimpiadi e la partecipazione ai giochi di “uno dei nostri” con una serata a tema al nostro pub. In Australia hanno la passione per i travestimenti e le feste a tema, e infatti la partecipazione alla serata dei Bears è stata degna di nota. 
 
 
 
In palio per il miglior costume – oltre che per il miglior giocatore per squadra – c’era un voucher di 15$ per il pub. La maggior parte delle ragazze hanno optato per la scelta facile, giocatrice di tennis o pattinatrice sul ghiaccio, mentre i ragazzi erano per la maggior parte vestiti da giocatori di tennis o cricket. Tra i vestiti più innovativi c’era un ragazzo travestito da torcia olimpica e i vincitori della gara: la squadra giamaicana di slittino.
 
 
 
Che posso dire, quando ci si mettono questi australiani vanno davvero in fondo alle cose. Io e Sam per contro abbiamo optato per un look più subdolo e ricercato. Secondo voi da cosa eravamo vestiti? Se guardate attentamente, sono sicura che non sarà difficile. Io ero vestita da cavallerizza di dressage, mentre Sam da canottiere.
E allora in bocca al lupo sia all’Australia che all’Italia alle Olimpiadi!

Prima partita per i Norwood Bears… Prima vittoria!

Finalmente dopo 3 mesi di allenamenti intensivi, la stagione di pallavolo è cominciata! Il Norwood Bears Volleyball Club ha 3 squadre maschili e 3 femminili: nonostante tutte e tre giochino a livello statale, la 1°  squadra è considerata la più forte, e la 3° la meno forte. Per quanto riguarda il gruppo femminile, la 3° squadra è completamente a parte, ed è composta principalmente da giocatrici molto giovani; le altre due squadre invece si allenano insieme e formano un gruppo unico. Ogni settimana i 3 allenatori decidono chi gioca nella prima squadra (League Team) e chi nella seconda (Reserve Team). In generale però, io sono stata scelta come vice-capitano della seconda squadra, che vuol dire che sono tra le migliori 8 del gruppo.


Per la prima partita ho giocato con la seconda squadra, con il numero 33. Partita prevista per le 10.30 di sabato mattina contro i Lions (che l’hanno scorso hanno vinto il campionato), ma dovevamo essere in palestra alle 9 per fare da referti sta e guardalinee per la partita precedente. La squadra è arrivata carica, ma 2 ore di attesa sedute in palestra a guardare altre squadre giocare sicuramente non ci ha aiutato a mantenere la concentrazione. In vece di vice-capitano, ho portato la squadra fuori dalla palestra per un riscaldamento all’aria aperta, e poi, quando finalmente l’altra partita è finita, abbiamo potuto scaldarci dentro per 20 minuti, prima del fischio di inizio. La formazione era la seguente: Lilly (alzatrice), io (opposto), Lauren & Laurean (bande), Holly & Georgie (centrali) e Caitlyn (libero). In panchina Shenae (altra banda), Sophie (seconda alzatrice) e Hannah (secondo libero). Primo set vinto con relativa facilità: Lilly alza bene per le sue capacità (è ancora giovane e non ha poi così tanta esperienza), gli attacchi vanno a buon fine e la difesa e ricezione non sono poi così male. Secondo set combattuto e alla fine perso: noi rientriamo in campo forse meno concentrate, dopo la vittoria del primo set, loro decisamente più cariche. È un set punto a punto finché loro non raggiungono i 25 punti. Terzo set è un bagno di sangue per noi: in campo non c’è più comunicazione, ognuna si chiude in se stessa e pensa solo al proprio ruolo. A un certo punto, quando il coach chiama il time out, guardo il punteggio: 17 a 6. Per molti il set è già praticamente perso, e sicuramente la pensano così i Lions dall’altra parte della rete: ridono e scherzano tra di loro, già sicure di avere la vittoria in tasca. Peccato che i Bears non mollano, e piano piano riusciamo a recuperare punti fino ad arrivare ai 20 prima che loro arrivino ai 25. Ma il distacco di punti è troppo, e bastano errori stupidi per farci perdere il set. A questo punto la stanchezza, il caldo e la perdita di 2 set consecutivi si fanno sentire, ma il coach non demorde, cambia la formazione e ci rispedisce in campo. La differenza con il set precedente è incredibile, sembra un’altra squadra in campo e la vittoria la portiamo a casa noi questa volta. E così si arriva al 5° set, con un ottimo tifo da parte dei supporters. L’ultimo set è veloce, si gioca solo ai 15 ed è importante essere concentrati fin da subito e non regalare punti. I Bears iniziano molto bene, ma i Lions recuperano e al cambio campo il parziale è solo di 8 a 7 per noi. Per fortuna riusciamo a non perdere la testa, giochiamo bene e non regaliamo niente. Il parziale ora è di 14 a 13 per noi. Ci basta un solo punto per vincere la partita, ma ovviamente il punto non arriva. 14 pari e si va ai 16. Bears in vantaggio, ma i Lions ci raggiungono. 15 pari, si arriva a 17. Per fortuna tutti questi mesi, ore e ore di allenamento si fanno sentire, e riusciamo, FINALMENTE, a portare a casa la prima vittoria della stagione! Bravissime ragazze, un ottimo inizio di stagione! Ora ci aspettano solo altre 15 partite + finali…
Al contrario, la prima squadra ha perso malamente 3 a 0 con differenze di punti enormi… E a questo punto non mi importa in quale squadra sono, preferisco giocare piuttosto che sedere in panchina, e, naturalmente, preferisco essere nella squadra che vince piuttosto che in quella che perde…

Schermitrice…

E già, mi sono buttata nel mondo della scherma…. e ne sono uscita distrutta!!!!!!!!!!!!!

Questo primo allenamento è stato massacrante! A vedere questo sport non si direbbe che sia così difficile, e invece, come tutti gli sport, ha la sua tecnica e i suoi requisiti fisici… che non corrispondono esattamente ai muscoli di cui dispongo. Diciamo che tutti gli anni di pallavolo mi sono serviti a poco, mentre sono più utili gli anni di danza e di equitazione, che purtroppo risalgono al passato e quindi non mi aiutano in questo momento…

Quando il coach ha iniziato l’allenamento chiedendo chi avesse mai fatto equitazione, pensavo di essere in vantaggio sugli altri… invece il tutto era per spiegare il dolore che proveremo domani…. ottimo!!!!
Diciamo che lo sento tutto adesso, soprattutto il retro coscia destro mi sta uccidendo… non riesco neanche a stare in piedi e non riesco neanche a immaginare come farò domani al lavoro tutto il giorno!!!!!!

Ma sono soddisfatta di questo inizio: un inizio difficile, doloroso e noioso come quando ho iniziato a ballare, a sciare, a giocare a pallavolo, e ad andare a cavallo… c’è tutto da imparare, è tutto difficile e nuovo, ma con pazienza e dedizione riuscirò a cavarmela anche in questo sport e presto riuscirò a divertirmi!
La scherma ha molto in comune con la danza, un mondo che ho amato e a malincuore abbandonato: è tutta questione di equilibrio, agilità, flessibilità e coordinazione. Spero di riuscire ad appassionarmi… si vedrà nelle prossime settimane…

Per ora penso solo a trascinarmi a letto… giovane Lady Oscar dolorante…..!!!!!!!!!!!!!!

Un abbraccio